Conoscere il Madagascar

Un’isola che cambia a ogni tappa

Madagascar è stata chiamata Isola Rossa, Isola Arcobaleno e perfino ottavo continente. Nessuno di questi nomi riesce a contenerla davvero. È la quarta isola più grande del mondo, ma a me è rimasto soprattutto il continuo cambio di scala: i mattoni rossi e l’aria fresca di Antananarivo, il calcare affilato dell’Ankarana, il cacao attorno ad Ambanja e poi l’acqua larga dell’arcipelago di Nosy Be.

Il lungo isolamento spiega animali e piante che non esistono altrove, ma il Madagascar non è mai soltanto un catalogo naturalistico. Radici africane e austronesiane, scambi arabi e dell’Oceano Indiano, storia coloniale francese e indipendenza raggiunta nel 1960 affiorano nelle lingue, nel cibo, nei mercati e nei fady che ancora proteggono i luoghi sacri.

Ho attraversato il nord accettando strade lente, traghetti, maree e cambi di programma. La ricompensa non è stata una sola spiaggia da cartolina, ma la sequenza: una pista rossa dopo la pioggia, la piroga che entra a Lokobe, la linea bianca di Nosy Iranja e il sole che scende dietro il Mont Passot.